Dottor Federico Magnifico

Visita presso Milano, Senago, Bollate e Brescia
magnifico.federico2024@gmail.com
30Set, 2026
Osteoporosi: capire la fragilità ossea oltre la densitometria

L’osteoporosi non è una malattia esclusivamente femminile né riguarda solo l’età avanzata: è una progressiva riduzione della densità e della qualità dell’osso che aumenta il rischio di fratture, e conoscerne i fattori di rischio è utile per intervenire prima che compaia la prima frattura da fragilità.

In sintesi

  • L’osteoporosi riduce densità e qualità dell’osso, aumentando il rischio di fratture anche per traumi lievi.
  • Riguarda soprattutto le donne dopo la menopausa, ma anche gli uomini possono esserne colpiti.
  • Tra i fattori di rischio non modificabili: età, genere, familiarità.
  • Tra i fattori modificabili: sedentarietà, alimentazione povera di calcio, fumo.
  • La prevenzione, se iniziata precocemente, agisce su circa metà dei fattori di rischio.ù

Cos’è l’osteoporosi e perché conta più della sola densitometria

L’osteoporosi è una malattia sistemica dello scheletro caratterizzata da una progressiva riduzione della densità minerale ossea e da un deterioramento della micro-architettura del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità e del rischio di frattura anche in seguito a traumi minimi, talvolta banali come una caduta a terra da fermi.

La densitometria ossea (MOC) resta un esame di riferimento importante, ma la fragilità ossea reale dipende anche da altri elementi, come la qualità strutturale del tessuto e la storia di fratture pregresse, che una singola misurazione numerica non racconta completamente.

Proprio per questo motivo, un approccio realmente utile alla prevenzione dell’osteoporosi non si limita ad attendere un valore di densitometria alterato, ma considera l’insieme dei fattori di rischio individuali fin da età più giovani, quando è ancora possibile costruire una massa ossea solida che protegga negli anni successivi.

Spesso l’osteoporosi viene definita una “malattia silenziosa”, perché nelle fasi iniziali non provoca
sintomi evidenti:
dolore, deformità o riduzione dell’altezza compaiono generalmente solo dopo che si è già verificata una frattura da fragilità, ad esempio a livello vertebrale o del polso. Questo rende ancora più importante non aspettare la comparsa di un sintomo per iniziare a occuparsi della salute delle proprie ossa.

I fattori di rischio: cosa non si può cambiare e cosa sì

Tra i fattori di rischio non modificabili rientrano l’età, il genere e la familiarità: le donne hanno generalmente una massa ossea inferiore rispetto agli uomini, e la riduzione degli ormoni sessuali che accompagna la menopausa determina una perdita più rapida e precoce di tessuto osseo. Le donne sono inoltre a maggior rischio in caso di isterectomia prima dei 45 anni o di amenorrea prolungata per più di 6 mesi.

Accanto a questi fattori non modificabili, esistono elementi su cui è possibile intervenire concretamente: la sedentarietà e l’insufficiente attività fisica, un’alimentazione povera di calcio e ricca di sale, il fumo e un consumo eccessivo di alcol. Costruire abitudini sane fin dall’adolescenza, e mantenerle nel tempo, agisce su circa il 50% dei fattori complessivi che determinano la salute delle ossa nel corso della vita, un dato che ridimensiona l’idea che l’osteoporosi sia solo una questione di età o di predisposizione genetica su cui nulla si può fare.

Non è solo una malattia delle donne

Una domanda che emerge spesso è se l’osteoporosi riguardi esclusivamente le donne: la risposta è no. Anche gli uomini possono sviluppare osteoporosi, in particolare quando presentano bassi livelli di testosterone o altri fattori di rischio concomitanti, come un uso prolungato di alcuni farmaci o patologie croniche che influenzano il metabolismo osseo. Nell’uomo la diagnosi arriva talvolta più tardi, proprio perché l’attenzione clinica e la percezione del rischio sono storicamente più orientate verso la popolazione femminile in menopausa, con il risultato che una parte dei casi maschili viene identificata solo dopo una prima frattura.

Per questo motivo, le indicazioni cliniche suggeriscono una valutazione delle condizioni ossee con l’insorgenza della menopausa nelle donne, e generalmente dopo i 70 anni negli uomini, ma la
soglia va sempre calibrata sulla presenza di eventuali fattori di rischio aggiuntivi, indipendentemente dal genere. Riconoscere per tempo una fragilità ossea in evoluzione, prima che si manifesti con una frattura, resta l’obiettivo principale di qualunque percorso di prevenzione ben impostato, insieme a un’attività fisica regolare e a un’alimentazione equilibrata mantenute nel tempo.

Il movimento merita una menzione particolare: attività fisica regolare con carico, come camminare a passo sostenuto o esercizi di rinforzo muscolare, aiuta a stimolare la formazione ossea e a mantenere un migliore equilibrio, riducendo indirettamente anche il rischio di cadute, che restano la causa più diretta delle fratture da fragilità nelle persone con osteoporosi già presente.

Fonti per approfondire

Humanitas — Osteoporosi: diagnosi e trattamento.
URL: https://www.humanitas.it/malattie/osteoporosi/

ISSalute — Osteoporosi: cause e cure.
URL: https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/o/osteoporosi

Ministero della Salute — Osteoporosi, cause e fattori di rischio.
URL: https://www.pnrr.salute.gov.it/portale/nutrizione/dettaglioContenutiNutrizione.jsp?lingua=itali
ano&id=5504&area=nutrizione&menu=croniche&tab=2

Ministero della Salute — 20 ottobre, giornata mondiale dell’osteoporosi.
URL: https://www.salute.gov.it/new/it/news-e-media/notizie/20-ottobre-giornata-mondiale-
dellosteoporosi/

FAQ

L’osteoporosi è solo delle donne? No. Colpisce prevalentemente le donne dopo la menopausa, ma anche gli uomini possono sviluppare osteoporosi, in particolare in presenza di bassi livelli di testosterone.

A che età bisogna iniziare a controllare la salute delle ossa? Con la menopausa nelle donne e generalmente dopo i 70 anni negli uomini, ma prima in presenza di fattori di rischio aggiuntivi.

La densitometria da sola basta per valutare il rischio di frattura? È un esame importante ma non l’unico elemento: contano anche qualità ossea e storia di fratture pregresse.

Si può prevenire davvero l’osteoporosi? In parte sì: i fattori modificabili, come attività fisica e alimentazione, incidono per circa il 50% sulla salute ossea complessiva.

Il fumo aumenta il rischio di osteoporosi? Sì, è tra i fattori di rischio modificabili riconosciuti.

Prenota una visita

Se vuoi valutare la salute delle tue ossa o hai fattori di rischio per l’osteoporosi, prenota una visita con il Dott. Federico Magnifico, medico chirurgo con esperienza in terapia del dolore e patologie osteodegenerative, presso una delle sedi di Milano, Senago, Bollate o Brescia. Scrivi a federicomagnifico54@gmail.com.

    14Set, 2026
    Dolore cronico: perché va trattato come una condizione a sé

    Il dolore cronico non è semplicemente un dolore acuto che dura più a lungo: è una condizione a
    sé, che può persistere anche quando la causa iniziale si è esaurita, e che incide profondamente su
    sonno, umore e vita quotidiana.

    Riconoscerlo come tale è il primo passo per affrontarlo nel modo
    giusto.
    In sintesi

    • Il dolore acuto ha una funzione di allarme e tende a risolversi con la guarigione della causa.
    • Il dolore cronico persiste nel tempo, spesso oltre 3 mesi, anche senza una causa attiva evidente.
    • Può alterare i meccanismi di percezione del dolore stesso, diventando una condizione autonoma.
    • Ha un impatto documentato su sonno, umore e qualità della vita quotidiana.
    • La legge 38/2010 riconosce in Italia il diritto di accesso alla terapia del dolore.

    Dolore acuto e dolore cronico: due fenomeni diversi

    Il dolore acuto ha una funzione biologica precisa: avvisare l’organismo di un danno in corso, come un trauma, un intervento chirurgico o un’infezione. È generalmente localizzato, ha una causa identificabile e tende a ridursi progressivamente con la guarigione dei tessuti coinvolti. Il dolore cronico segue una logica diversa: si protrae nel tempo, spesso definito tale quando persiste oltre i 3-6 mesi, e può mantenersi anche quando lo stimolo lesivo iniziale è stato limitato o è del tutto scomparso.

    Questo accade perché, in alcune condizioni, il sistema nervoso sviluppa fenomeni di auto-mantenimento della sensazione dolorosa: il dolore smette di essere solo un sintomo collegato a una causa specifica e diventa esso stesso una condizione clinica da affrontare, indipendentemente dal fatto che la lesione originaria sia ancora presente o meno. È questa la ragione per cui la comunità scientifica distingue nettamente il dolore cronico dal semplice prolungamento di un dolore acuto, e per cui un approccio basato solo sull’attesa che “il dolore passi da solo” rischia di far perdere tempo prezioso rispetto a una presa in carico specifica.

    Va inoltre ricordato che il dolore cronico può manifestarsi con caratteristiche molto diverse da persona a persona: può essere costante o intermittente, localizzato o diffuso, accompagnarsi a formicolii o alterazioni della sensibilità, oppure presentarsi come un fastidio sordo di fondo che si riacutizza in determinati momenti della giornata. Questa variabilità è un motivo in più per non affidarsi a schemi generici, ma a una valutazione clinica personalizzata.

    L’impatto su sonno, umore e vita quotidiana

    Il dolore cronico non resta confinato alla sola sfera fisica. È documentato che i pazienti con dolore persistente presentano più frequentemente disturbi del sonno, ansia e sintomi depressivi rispetto alla popolazione generale: il sonno insufficiente o di scarsa qualità, a sua volta, abbassa la soglia di percezione del dolore e peggiora l’umore, alimentando un circolo che tende ad autoalimentarsi se non viene interrotto con un approccio adeguato.

    Quando il dolore cronico non viene riconosciuto e affrontato come condizione a sé, il rischio è che si trasformi progressivamente in quella che alcuni specialisti definiscono una vera “malattia dolore”, con ripercussioni non solo fisiche ma anche sociali, lavorative ed economiche. Per questo un inquadramento tempestivo, che consideri il dolore cronico come un problema clinico autonomo e non solo come un sintomo da tollerare, è importante fin dalle prime fasi.

    Anche la sfera relazionale ne risente: chi convive a lungo con un dolore persistente tende talvolta a ridurre le proprie attività sociali e lavorative, per timore di peggiorare i sintomi o per la stanchezza cronica che spesso accompagna queste condizioni. Riconoscere apertamente questo impatto, senza minimizzarlo né drammatizzarlo, è parte integrante di un percorso di cura ben impostato.

    Il diritto alla terapia del dolore in Italia

    In Italia, la legge 15 marzo 2010, n. 38 ha rappresentato una svolta importante, riconoscendo il diritto di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore per tutti i cittadini, nell’ambito dei Livelli Essenziali di Assistenza. La normativa definisce la terapia del dolore come l’insieme degli interventi diagnostici e terapeutici volti a individuare e applicare, alle forme dolorose croniche, le terapie più appropriate tra quelle farmacologiche, chirurgiche, strumentali, psicologiche e riabilitative, tra loro variamente integrate.

    Sapere che esiste un quadro normativo e clinico dedicato specificamente al dolore cronico, distinto dalla gestione del dolore acuto, è già un primo passo utile per chi convive da tempo con un dolore persistente: non si tratta di “abituarsi a convivere” con un fastidio, ma di rivolgersi a percorsi di valutazione e cura pensati proprio per questa condizione, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita quotidiana, non solo di attenuare temporaneamente il sintomo.

    Fonti per approfondire

    Ministero della Salute — I principi della legge 15 marzo 2010, n. 38.
    URL: https://www.salute.gov.it/new/it/tema/cure-palliative-e-terapia-del-dolore/i-principi- della-legge-15-marzo-2010-n-38/

    Ministero della Salute — Il dolore cronico in Medicina Generale.
    URL: https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1257_allegato.pdf

    ISSalute — Il dolore: quali sono le cause e come alleviarlo.
    URL: https://www.issalute.it/index.php/la-salute-dalla-a-alla-z-menu/d/dolore

    Humanitas — Dolore cronico: il legame con i disturbi dell’umore.
    URL: https://www.humanitas.it/news/dolore-cronico-legame-disturbi-dellumore/

    Ministero della Salute — La rete di terapia del dolore.
    URL: https://www.salute.gov.it/new/it/tema/cure-palliative-e-terapia-del-dolore/la-rete-di- terapia-del-dolore/

    FAQ

    Qual è la differenza tra dolore acuto e dolore cronico? Il dolore acuto ha una causa identificabile e si riduce con la guarigione; il dolore cronico persiste nel tempo, anche oltre 3-6 mesi, spesso indipendentemente dalla causa iniziale.

    Il dolore cronico influisce davvero sul sonno e sull’umore? Sì, è una relazione documentata: il
    dolore persistente peggiora sonno e umore, e un sonno scarso abbassa a sua volta la soglia del
    dolore.

    Esiste una legge che tutela chi soffre di dolore cronico in Italia? Sì, la legge 38/2010 riconosce il diritto di accesso alla terapia del dolore per tutti i cittadini.

    Il dolore cronico si può sempre eliminare del tutto? Non sempre è possibile eliminarlo completamente, ma un approccio appropriato può ridurlo significativamente e migliorare la qualità della vita.

    Dopo quanto tempo un dolore si definisce cronico? Generalmente quando persiste oltre i 3-6 mesi, ma la valutazione va sempre fatta caso per caso con uno specialista.

    Prenota una visita

    Se convivi da tempo con un dolore che non passa e vuoi un inquadramento specialistico, prenota una visita con il Dott. Federico Magnifico, medico chirurgo con esperienza in terapia del dolore e medicina dello sport, presso una delle sedi di Milano, Senago, Bollate o Brescia.
    Scrivi a federicomagnifico54@gmail.com.

      19Dic, 2025
      Sì, la fisica fa da filtro. Tra chi studia e chi no

      L’articolo difende il “semestre filtro” e smonta l’idea della fisica come “mostro”: non seleziona i geni, ma chi studia con serietà. I concetti di base (pressioni, flussi, gradienti, densità, logaritmi, forze, Reynolds) sono pertinenti alla pratica clinica e non un ostacolo ideologico. Il vero filtro non è il test a crocette, ma la realtà del reparto, dove l’ignoranza delle leggi fisiche diventa rischio. La polemica mediatica confonde indignazione e argomentazione: la fisica distingue chi accetta la fatica dell’apprendere da chi cerca scorciatoie.

      L’articolo completo è pubblicato sul quotidiano Avvenire :

      https://www.avvenire.it/idee-e-commenti/si-la-fisica-fa-da-filtro-tra-chi-studia-e-chi-no_102065.

      Alzheimer 18Dic, 2025
      Alzheimer, rTMS sul precuneo: studio italiano dimezza la progressione

      Una sperimentazione clinica randomizzata, in doppio cieco con controllo sham, condotta da Fondazione Santa Lucia IRCCS e Università di Ferrara, indica che 52 settimane di stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) mirata al precuneo nei pazienti con Alzheimer lieve-moderato rallentano la progressione clinica di circa il 52%. I benefici riguardano funzioni cognitive, autonomia nelle attività quotidiane e disturbi comportamentali, con buona tollerabilità della procedura non invasiva. Gli autori precisano che non si tratta di una “cura” e raccomandano conferme multicentriche; lo studio è pubblicato su Alzheimer’s Research & Therapy. (hsantalucia.it)

      L’articolo completo è pubblicato sul sito www.hsantalucia.it/ e si trova qui: https://www.hsantalucia.it/news/alzheimer-stimolazione-magnetica-transcranica-dimezza-la-progressione-della-malattia. (hsantalucia.it)

      neuromodulazione 17Dic, 2025
      Neuromodulazione con radiofrequenza pulsata: informazioni per il paziente

      Questo documento informativo è rivolto ai pazienti candidati a trattamenti di neuromodulazione mediante radiofrequenza pulsata (PRF) presso la Fondazione Policlinico Universitario Campus Bio-Medico. Illustra in modo chiaro e comprensibile che cos’è la neuromodulazione, quando è indicata (dolori neuropatici e articolari resistenti ai farmaci, alcune condizioni della colonna), e quali benefici ci si può attendere.

      Descrive come si svolge la procedura (guida ecografica/fluoroscopica o TC, posizionamento di un ago con micro-elettrodo e somministrazione di energia in anestesia locale), le preparazioni necessarie prima dell’intervento, la durata tipica, e le indicazioni pratiche per il post-procedura e il ritorno graduale alle attività.

      Vengono inoltre riportati i potenziali rischi e complicanze (in genere rari e minori), la gestione del dolore post-procedurale, le alternative terapeutiche disponibili, le conseguenze del mancato trattamento, nonché una stima realistica delle probabilità di successo in relazione alla patologia di base. Il testo richiama, infine, i diritti informativi e di consenso del paziente e include un glossario dei termini chiave.

       

      18Nov, 2025
      Borgomanero, ambulatorio rTMS per dipendenze e gioco d’azzardo al Santissima Trinità

      La Stampa (edizione Novara) riporta dell’avvio, all’ospedale Santissima Trinità di Borgomanero, di un ambulatorio che utilizza la stimolazione magnetica transcranica ripetitiva (rTMS) per il trattamento delle dipendenze da sostanze (cocaina, alcol, nicotina) e del disturbo da gioco d’azzardo. La rTMS, tecnica non invasiva mirata alla corteccia prefrontale, punta a ridurre craving, sintomi d’astinenza, ansia e depressione ripristinando l’equilibrio dei circuiti neuronali alterati. Il protocollo standard prevede cicli ambulatoriali giornalieri di due settimane; l’iniziativa, approvata dal comitato etico territoriale di Novara, rientra in un percorso sperimentale con raccolta e analisi sistematica dei dati clinici e sarà accessibile agli utenti del SerD dell’ASL Novara. Dirigenza e clinici (tra cui il dg Angelo Penna e la direttrice di Neurologia Laura Godi) evidenziano l’obiettivo di offrire un’opzione terapeutica complementare e di valutarne l’efficacia anche a fini diagnostici e di ricerca. (La Stampa)

      L’articolo completo è pubblicato su lastampa.it, quotidiano. (La Stampa)

      Studio osservazionale 16Gen, 2025
      Studio osservazionale sull’uso di frequenze attraverso stimoli specifici su pazienti con patologie osteoarticolari croniche e acute

      STUDI CLINICI

      Obiettivo:

      Valutazione clinica secondo:

      • Indice Womac Modificato per:
      • Dolore
      • Rigidità articolare
      • Funzionalità articolare
      • Chair Standtest Modificato per:

      Valutazione della forza

      Nelle seguenti patologie:

      1. Sindrome femoro rotulea
      2. Cervicalgia miotensiva
      3. Tendinopatia della spalla
      4. Esiti distorsioni tibiotarsiche e ginocchia

      Tali sindromi sono quelle che giungono più di frequente alla nostra osservazione.

      Attrezzature e metodi:

      • Biotecnologie Bio T
      • Guna Phoresis
      • Stimoli di Alluminio Frequenziati
      • Creme e/o Gel specifici frequenziati

      Sono stati presi in considerazione 50 pazienti per ogni gruppo, da anni sofferenti di patologie osteoarticolari croniche nei casi A B C e acute nel caso D.

      Tali pazienti sono giunti alla nostra osservazione dopo numerosi trattamenti farmacologici e fisioterapici senza apprezzabili risultati clinici.

      Tutti i pazienti sono stati trattati con l’applicazione di creme e/o gel in agopunti specifici, e/o di stimoli frequenziati in alluminio, applicati sulla regione del polso (Meridiano Pericardio Cuore), sulla regione Petto Sterno e su agopunti o trigger points specifici per le patologie trattate.

      I gruppi di pazienti affetti dalle patologia A B C sono stati divisi in 3 sottogruppi:

      • Sottogruppo 1: pazienti fino ai 40 anni
      • Sottogruppo 2 pazienti fino ai 60 anni
      • Sottogruppo 3: pazienti definiti ‘anziani’

      Vista la nostra esperienza clinica, non si è ritenuto di fare valutazioni specifiche che riguardassero il sesso dei pazienti.

      I pazienti sono stati valutati all’atto della prima visita secondo il protocollo Womac Modificato.

      Sono stati poi rivalutati dopo 15 giorni dall’applicazione delle creme e/o gel, o stimoli specifici di alluminio, e ancora dopo 2 mesi.

      Dallo studio sono stati esclusi pazienti che hanno riferito dubbie allergie o intolleranze ai metalli.

      Test di womac modificato

      SINDROME FEMORO ROTULEA

      Dolore:

      • camminando
      • salendo e scendendo le scale
      • alzandosi dalla sedia o dal divano
      • di notte
      • stando in piedi a lungo

      Rigidità:

      • alzandosi al mattino
      • entrando e uscendo dalla vasca da bagno
      • salendo e scendendo dall’autovettura
      • infilandosi le calze
      • nelle occupazioni abituali

      CERVICALGIA MIOTENSIVA e TENDINOPATIA DELLA SPALLA

      Dolore, rigidità, funzionalità articolare:

      • nei movimenti funzionali del rachide cervicale
      • nei movimenti di adduzione e abduzione del braccio e di verticalità e rotazione dell’articolazione           

      IN ESITI DISTORSIVI

      Dolore, rigidità, funzionalità articolare:

      • nel salire e scendere le scale
      • nel camminare in piano
      • nel correre
      • nell’effettuare esercizi propriocettivi

      Risultati clinici

      La scala di valori va da 10 (situazione clinica molto negativa per i parametri a. b. c.) a 0 (benessere totale).

      GRUPPO A

          BASALE AL TRATTAMENTO DOPO 15 GIORNI DOPO 2 MESI
      SOTTOGRUPPO 1   DoloreRigiditàFunzionalità Articolare     9 8 7     4 6 3   2 3 1   1 2 1
      SOTTOGRUPPO 2   Dolore Rigidità Funzionalità Articolare     9 9 8   5 6 4   3 3 2   1 2 1  
      SOTTOGRUPPO 3   Dolore Rigidità Funzionalità Articolare     10 9 8   7 7 5   4 3 3     1 2 2  

      GRUPPO B e C

          BASALE AL TRATTAMENTO DOPO 15 GIORNI DOPO 2 MESI
      SOTTOGRUPPO 1   DoloreRigiditàFunzionalità Articolare     7 5 6       4 3 3   2 1 1     1 1 1  
      SOTTOGRUPPO   2   Dolore Rigidità Funzionalità Articolare     8 8 7   4 4 3     2 2 1   1 1 1  
      SOTTOGRUPPO 3   Dolore Rigidità Funzionalità Articolare     9 9 8   6 6 5   3 2 2     2 1 1

      GRUPPO D

          BASALE AL TRATTAMENTO DOPO 15 GIORNI DOPO 2 MESI
      SOTTOGRUPPO 1   Dolore Rigidità Funzionalità Articolare     8 8 9   6 6 6     2 3 3     0 1 1  
      SOTTOGRUPPO 2   Dolore Rigidità Funzionalità Articolare     8 8 9       6 6 6     3 3 3     0 1 1
      SOTTOGRUPPO 3   Dolore Rigidità Funzionalità Articolare     9 9 9     6 7 7     4 4 4     1 2 2

      Risultati e valutazioni specifiche

      In totale sono stati presi in considerazione 200 casi clinici specifici.

      I pazienti sono stati trattati con l’applicazione di creme e/o gel e/o stimoli frequenziati con specifiche biotecnologie.

      Tutti i pazienti trattati hanno rilevato un importante miglioramento clinico, valutato con il protocollo Womac modificato. Tale miglioramento clinico si evidenzia immediatamente dopo le applicazioni frequenziali e si stabilizza e migliora nelle settimane successive.

      Questo risultato clinico, ottenuto sottoponendo i pazienti a stimoli elettromagnetici a bassa frequenza, secondo le più recenti acquisizioni di biofisica e fisica quantistica, applicati al corpo su agopunti specifici, è quindi secondo noi meritevole di ulteriori studi nel campo della medicina informazionale, in quanto scienza in continua evoluzione.

      Si segnala inoltre che tutti i pazienti hanno rilevato un notevolissimo e inconfutabile aumento della forza, valutata secondo il Test Chair Stand modificato.

      Dott. Federico Magnifico, Specialista in Omotossicologia ed Esperto in Terapia del dolore


      Immagine di pvproductions su Freepik

      Studio osservazionale su pazienti con patologie neurologiche 9Gen, 2025
      Studio osservazionale su pazienti con patologie neurologiche degenerative o acute trattate con applicazione di stimoli specifici

      CASI CLINICI

      Sono stati trattati 10 casi di patologie di interesse neurologico, in particolare:

      • 5 casi di sclerosi multipla
      • 5 casi di emiparesi post ictus

      Naturalmente, in tutti i casi si sono confermate tutte le terapie mediche e riabilitative poste in atto e ci si è concentrati sull’ipotesi di migliorare la sintomatologia di natura motoria.

      In tutti i 10 casi si è rilevato un importante miglioramento clinico per quanto riguardava i parametri valutati:

      1. Capacità motoria ed equilibrio posturale
      2. Forza

      Tali miglioramenti sono stati ottenuti applicando stimoli frequenziati su agopunti specifici e solette specifiche frequenziate con particolari frequenze dedicate.

      Le valutazioni cliniche sono state ottenute applicando il protocollo Womac Modificato e la Scala MRC

      Test Womac Modificato

      Funzionalità articolare e postura:      a. equilibrio statico

                                                                 b. equilibrio dinamico

                                                                 c. deambulazione

      Scala MRC modificata

      Forza: d. alzarsi sul busto da posizione supina

      e. alzarsi da una sedia

      f. sollevare il braccio contro resistenza

      g. estendere gli arti inferiori contro resistenza

      SCLEROSI MULTIPLA

      Test Womac Modificato

      PAZIENTI   BASALE DOPO APPLICAZIONE DOPO 15 GIORNI DOPO 2 MESI
      1   a b c     4 4 4     3 3 3   2 2 1   2 2 1
      2   a b c     4 3 4     3 2 3   2 1 1   1 1 1
      3   a b c     3 3 3       2 2 2     1 1 1   1 1 1  
      4   a b c     3 4 3   2 2 2   1 1 1   1 1 1
      5   a b c     4 3 3   3 2 2   2 1 2     1 1 1  

      Scala MRC

      PAZIENTI   BASALE DOPO APPLICAZIONE DOPO 15 GIORNI DOPO 2 MESI
      1   d e f g     5 5 5 5 3 3 2 2 3 2 1 2 2 2 1 1
      2   d e f g   4 4 4 4 3 3 2 2 3 2 1 1 2 2 1 1
      3   d e f g   4 4 4 4 3 3 1 1 2 2 1 1 2 1 1 1
      4 d e f g   3 3 3 3 2 2 1 1 2 1 1 1 2 1 1 1
      5   d e f g   4 4 4 4 3 3 2 1 3 2 1 1 2 1 1 1

      EMIPARESI POST ICTUS

      Test Womac Modificato

      PAZIENTI   BASALE DOPO APPLICAZIONE DOPO 15 GIORNI DOPO 2 MESI
      1   a b c   5 5 5 3 4 4 2 3 2 1 2 1
      2   a b c   5 5 5 3 3 4 2 2 3 1 2 2
      3   a b c   4 4 4 3 3 3 2 2 2 1 1 1
      4   a b c   4 4 4 3 3 3 2 2 2 1 1 1
      5   a b c   4 4 4 2 3 3 2 2 2 1 1 2

      Scala MRC

      PAZIENTI   BASALE DOPO APPLICAZIONE DOPO 15 GIORNI DOPO 2 MESI
      1   d e f g   4 5 4 4 3 4 3 3 3 4 3 3 3 3 2 2
      2   d e f g   4 4 4 4 3 3 3 3 3 3 3 3 2 2 2 2
      3   d e f g   3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 1 1 1
      4 d e f g   3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 1 1 1
      5   d e f g   3 3 3 3 2 2 2 2 2 2 2 2 2 1 1 1

      CONCLUSIONI

      Questi studi sono stati condotti negli ultimi 5 anni e sono di natura osservazionale. Bisogna considerare il fatto che tutti i pazienti erano correttamente trattati in ambiente ospedaliero con fisioterapia dedicata e cure biologiche. Non si può comunque negare il fatto che tutti loro hanno ottenuto dei miglioramenti importanti e oltre le più ottimistiche previsioni. Tali dati ci spingono a sviluppare ulteriori ricerche nel campo della riabilitazione neurofunzionale.

      Dott. Federico Magnifico, Specialista in Omotossicologia ed Esperto in Terapia del dolore

      Immagine di DC Studio su Freepik

      studio atleti 2Gen, 2025
      Studio osservazionale su atleti trattati con frequenze elettromagnetiche a basso dosaggio attraverso stimoli specifici

      CASI CLINICI

      Sono stati valutati 50 atleti agonisti e/o comunque atleti amatoriali con una frequenza di allenamenti sia aerobici che anaerobici di almeno 3 volte alla settimana.

      Obiettivo dello studio era valutare il miglioramento della forza, della resistenza e dell’equilibrio posturale.

      Gli atleti sono stati trattati con solette frequenziate specifiche e con stimoli frequenziati posti su agopunti specifici: polso e sterno.

      Essi sono stati valutati clinicamente al momento della visita, immediatamente dopo l’applicazione degli stimoli specifici, dopo 15 giorni e dopo 2 mesi, secondo il Test di Chairstand modificato, la Scala MCR modificata, il Test di Sergeant e il Test di Abalakov modificato, Test Kinesiologici specifici e Test di Womac modificato.

      I risultati rappresentano la media ottenuta dalla valutazione dei test di tutti gli atleti partecipanti allo studio e sono estremamente interessanti.

        BASALE DOPO APPLICAZIONE DOPO 15 GIORNI DOPO 2 MESI
      CHAIR STAND TEST 8 9 9 9
        MCR   7 9 9 9
        SERGEANT TEST 8 9 9 10
        ABALAKOV TEST 8 9 9 10
        WOMAC   8 9 10 10
      TEST POSTURALI 8 9 9 10

      I risultati vanno dallo 0 al 10, ossia da poco performante al massimo della prestazione.

      Dott. Federico Magnifico, Specialista in Omotossicologia ed Esperto in Terapia del dolore

      Immagine di pvproductions suFreepik

      11Lug, 2024
      Tesi Dr. Magnifico